La politica e le regole adottate dalla politica sono utili, ma in molti casi anche inutilmente opprimenti.
Tanto nella vita politica come in quella sociale assistiamo a diverse forme di violenza come la competizione, la svalutazione, gli insulti fino ad arrivare alle lotte tra bande, tra gruppi politici ed alle guerre tra stati.
Questi eventi non sono privi di conseguenze, ma portano duri contraccolpi all’interno delle istituzioni familiari e nei processi di socializzazione delle nuove generazioni, rendendo difficile proprio in questa particolare fascia d’età una sana e libera formazione della personalità.
La rincorsa al successo, al denaro, all’affermazione professionale ed individuale porta una serie di frustrazioni e genera individui troppo concentrati su se stessi e carichi di tensione aggressiva nei confronti degli altri.
Molti studi si sono soffermati sull’origine di comportamenti violenti, e cosa si è scoperto?
Che la violenza si autoalimenta! Ad esempio, si è visto che l’esposizione anche involontaria ad eventi violenti aumenta il rischio di riprodurre comportamenti violenti, e che l’appartenenza a gruppi politici, o sociali violenti aumenta la probabilità di diventare a nostra volta violenti.
Data questa seppur triste premessa, la domanda importante che possiamo porci per diventare agenti del cambiamento e fondare una società migliore fatta di empatia, gratitudine e gentilezza: “come possiamo fronteggiare la violenza?”
Prima di tutto c’è da capire che se la società è violenta ha prodotto uomini violenti, dunque il primo passo è proprio quello di riconoscere la nostra stessa aggressività, e ricordarci che la violenza è una possibilità ma non un obbligo: per fare questo ognuno di noi può pensare di fare un lavoro su se stesso di rifondazione delle proprie convinzioni e della propria identità, cercando di recuperare quei codici di comportamento civile e non oppressivi passando per una rifondazione dei propri valori e dei propri reali bisogni.
Tutti noi cerchiamo la stessa cosa, solo che la cerchiamo nel posto sbagliato!
Di che si tratta? Naturalmente di avere relazioni significative con gli altri, di sentirsi liberi di esprimersi, di avere l’amore e la felicità nella propria vita, di sentire una rete di protezione e di appartenenza intorno a se.
Qualcuno potrebbe dire “a me non importa di tutte queste cose, io voglio solo avere una bella casa, una bella barca ed una TV80″!”, ma pensaci bene: è la casa, la barca e la tv che vuoi o sono le emozioni che pensi quelle cose potranno portarti?
Spesso cerchiamo la felicità nei posti sbagliati, non è colpa nostra, siamo stati indotti a credere che questo sia vero, in realtà è solo il frutto di una manipolazione di massa.
La prima istituzione sulla quale è importante intervenire è proprio quella della famiglia: in famiglia così come nella coppia esistono forme di violenza che si manifestano in varie forme, come gli abusi fisici e verbali, ma anche nascoste come la negligenza, la svalutazione, e le interazioni distruttive. Queste forme di violenza, che si verifichino all’interno della coppia e spesso anche nei confronti dei figli, devono essere riconosciute e assolutamente essere eliminate.
Un altro fronte su cui è necessario intervenire è sul gruppo dei pari: questo ha un’importanza fondamentale nella formazione della personalità dei giovani, può essere un centro di aggregazione positivo o negativo e per limitare o evitare gli effetti psicologici negativi sul gruppo di adolescenti, servirebbero azioni più mirate, specialmente all’interno del contesto scolastico. Una formazione mirata agli insegnanti potrebbe essere di grande supporto per aiutare gli operatori scolastici a far fronte alle frustrazioni che incontrano ogni giorno nell’affrontare ragazzini incontrollabili e violenti, e darebbe loro la possibilità di aiutarli realmente, contribuendo alla crescita di donne e uomini consapevoli, empatici ed inseriti correttamente nella società del futuro.
Se vuoi approfondire l’argomento, ne parlo dettagliatamente in questo articolo: https://alessandraaccurso.it/2020/12/10/violazione-dei-diritti-umani-nelle-relazioni-interpersonali/

